I vitigni

i vitigni della Daunia
Ogni terra del vino ha il suo protagonista, un vitigno autoctono la cui origine si perde nella notte dei tempi e la Daunia non fa eccezione. Qui, da sempre, si coltiva il Nero di Troia che, secondo la leggenda, è approdato sulle sponde dell'Adriatico grazie all'eroe attico Diomede in fuga dalla Grecia. Altre fonti raccontano di un vitigno spagnolo del territorio di Rioja portato in Puglia nel 1745 dal governatore Don Alfonso d'Avalos. In queste terre il vitigno trovò l'ambiente ideale ed ancora oggi rappresenta la massima espressione del territorio. Più probabile il suo arrivo dalle regioni balcaniche, forse passando dalla città albanese di Crujia, come del resto lo sono tanti vitigni europei.

Se ne conoscono due varietà abbastanza diverse tra loro: quello coltivato nella Daunia è a grappolo grosso, spargolo e con i chicchi grandi. La varietà coltivata nel nord barese, invece, ha grappolo e acini piccoli. Ricco di tannini, produce vini che sfidano il tempo, come testimoniato da alcune bottiglie aperte dopo 30 o 40 anni. Dal Nero di Troia vinificato in bianco, si ottiene nelle annate migliori uno splendido rosé di colore brillante e che profuma di piccoli frutti di bosco.

Oltre al nero di Troia è molto diffusa la coltivazione del Negroamaro, presente nella DOC locale fin dal 1974 in percentuali importanti. Meno presente in Daunia il Primitivo, il classico vitigno pugliese originario del tarantino che però, sui nostri terreni, acquisisce carattere di maggior finezza ed eleganza.

I vini bianchi autoctoni si limitano al Fiano, una cultivar clone del ben noto Fiano di Avellino, e al Bombino, una probabile variante del più noto Trebbiano, ma più profumato e sapido, tanto da diventare protagonista di ottimi spumanti Metodo Classico nelle zone più fresche a nord della Daunia.

Questa splendida tavolozza di colori e profumi è la base del nostro lavoro, volto da sempre alla valorizzazione della cultura enoica della nostra terra, così ricca di tesori ancora tutti da scoprire.